Guinea: la storia sembra ripetersi ancora una volta

By 7 Marzo 2022News

Il 5 settembre 2021 la Repubblica di Guinea, conosciuta come Guinea Conakry (capitale Conakry) ha subito il suo terzo colpo di stato dopo il 1984 e il 2008. Il Gruppo delle Forze Speciali (GFS) guidato dal colonnello Mamadi Doumbouya sequestra il palazzo presidenziale e cattura il presidente Alpha Condè (81anni). La Costituzione è sospesa, il governo e le istituzioni sciolte e le frontiere terrestri e aeree chiuse. La giunta militare prende il nome di Comitato Nazionale di Indirizzo e lo sviluppo (CNRD) e giustifica il suo colpo di stato a causa della crisi economica e del malgoverno. La gioia pervade tutto il paese dove si susseguono manifestazioni e festeggiamenti per la caduta del dittatore Presidente Alpha Condé.
Il governo di Alpha Condé
Dall’ascesa al potere di Alpha Condé nel 2010 durante le prime “democratiche” elezioni del Paese, la situazione socio-economica e politica del paese è rimasta molto difficile caratterizzata dalla limitazione delle libertà individuali, dal mancato rispetto dei diritti umani , arresti arbitrari, deportazioni, omicidi, onnipresenza della corruzione a tutti i livelli dell’amministrazione, strumentalizzazione della giustizia, impunità, debolezza dello Stato, clientelismo e nepotismo, opacità della gestione pubblica, riproduzione delle élite, carenze nella scuola e sistema sanitario e così via.
Alpha Condé, rieletto in modo controverso nel 2015, non è mai riuscito a sviluppare la Guinea e sul piano politico ha sempre cercato di ridurre l’opposizione alla sua espressione più semplice utilizzando esclusivamente per i propri scopi l’amministrazione, la giustizia e le Forze di Difesa e Sicurezza (FDS).
Durante i suoi mandati egli ha spesso impedito le manifestazioni pacifiche dell’opposizione senza mai ritenere responsabili le forze armate delle centinaia di morti dei manifestanti; ha messo a punto un sistema di governo fondato sulla corruzione, l’etnocentrismo, l’impunità che hanno portato ad un disastro economico e sociale senza precedenti.
Nel marzo 2018 Alpha Condé ha architettato la destituzione del presidente della Corte costituzionale, Kéléfa Sall, che lo aveva consigliato al momento della sua seconda investitura nel 2015 di “non cedere alle lusinghe revisioniste” e di rispettare il limite dei due mandati presidenziali. Nell’ottobre 2018, Kéléfa Sall è stato destituito dai colleghi pro Alpha Condé. Anche Cheick Sako, ministro della giustizia ha rassegnato le proprie dimissioni vista la propria contrarietà alla revisione costituzionale.
Nel settembre 2018 l’amministrazione del presidente Condé ha cercato di reprimere l’opposizione impedendo qualsiasi manifestazione fino a nuovo ordine: un’azione illegale alla quale l’opposizione ha fieramente risposto con tre manifestazioni nel mese successivo.
Il 14 giugno 2019 le forze di polizia hanno represso violentemente una nuova manifestazione contro la modifica della costituzione ferendo 28 persone; a luglio 2019 l’Assemblea nazionale ha adottato una legge che autorizza la polizia a “colpire ogni ostacolo o minaccia” senza che ciò costituisca reato.
I gruppi dei diritti umani hanno immediatamente criticato la nuova legge che di fatto consente nuove repressioni contro l’opposizione repubblicana.
La Costituzione calpestata
La costituzione guineana, nei suoi articoli 27 e 154, prevede chiaramente due termini di cinque anni, non rinnovabili, al fine di creare un meccanismo di pacifica transizione politica.
Il rispetto di questi processi costituzionali contribuirebbe al consolidamento delle norme e delle pratiche democratiche in Guinea dove peraltro la maggioranza della popolazione resta attaccata alle istituzioni democratiche e sostiene il processo democratico come dimostra un sondaggio d’Afrobarométre del 2018 che rivela che l’82% dei guineani condivide l’idea di un limite a due mandati quinquennali e oltre il 70% dei guineani disapprova il governo del partito unico, la dittatura di un solo uomo o il governo militare.
Alpha Condé incurante di tutto ciò riscrive una nuova costituzione nonostante gli appelli della comunità internazionale e le manifestazioni contro la manomissione della costituzione. Gli articoli 27 e 154 vengono puramente e semplicemente cancellati
Il 18 ottobre 2020 si tengono le elezioni presidenziali, i cui risultati annunciati dalla CENI (Commissione Elettorale Nationale Indipendente) attribuiscono ad Alpha Condé il punteggio del 59,49% al primo turno, proclamandolo così presidente per un terzo, illegale, mandato.
Proteste e manifestazione post-elettorali
All’indomani delle elezioni presidenziali, la violenza esplode in tutto il Paese, provocando più di 27 morti e più di 243 arresti. Secondo Amnesty International, le forze di sicurezza hanno usato una forza eccessiva per una settimana, sparando proiettili veri contro i manifestanti.
Samira Daoud, Direttore regionale per l’Africa occidentale e centrale di Amnesty International, afferma: “Abbiamo parlato con le famiglie che sono rimaste ferite e ci hanno descritto come i loro figli hanno perso la vita, vittime di proiettili ricevuti alla schiena, al petto, alla testa o i feriti ci hanno mostrato le loro gravi conseguenze provocate da armi da fuoco, lacrimogeni o anche veicoli delle forze di sicurezza”. E si affretta ad aggiungere: “L’esercizio del diritto alla libertà di riunione pacifica resta pericoloso in Guinea, dove l’impunità per le violazioni dei diritti umani è rimasta la regola negli ultimi dieci anni. Sono attese azioni concrete dalle autorità per rendere giustizia alle vittime e alle loro famiglie”.
Il rapporto di Amnesty International “Marcher et mourir: urgence de justice pour les victimes de la répression en Guinée” documenta la responsabilità delle forze di difesa e sicurezza che a volte, associate a gruppi di contro-manifestanti, tra l’ottobre 2019 e il luglio 2020 eseguono arresti e detenzioni arbitrari provocando morti e feriti. Per paura di rappresaglie, diversi feriti dai proiettili sono fuggiti dalle loro case. Le autorità ospedaliere hanno anche rifiutato di accettare i corpi delle vittime uccise durante alcune manifestazioni
Il principale partito di opposizione, l’UFDG (Unione delle Forze democratiche della Guinea) di Cellou Dalein Diallo, ha pagato un prezzo pesante durante le manifestazioni pacifiche. Va notato che la maggior parte delle persone uccise proviene dall’opposizione e appartiene all’etnia Peulh. Sono stati arrestati molti stretti collaboratori di Cellou Dalein Diallo, ad esempio Chérif Bah vicepresidente Ufdg, Ousmane Gaoual Diallo coordinatore della cellula di Comunicazione, Etienne Soropogui, Abdoulaye Bah tutti accusati di crimini quali disturbo dell’ordine pubblico, saccheggi, attacco alle istituzioni della Repubblica, partecipazione a un movimento insurrezionale, minaccia di violenza o di morte per mezzo di un sistema informatico, diffusione
e visualizzazione di dati di natura turbativa dell’ordine pubblico”. Basti notare che i dati di cui parlano si riferiscono solamene alla pubblicazione dei reali risultati del partito dell’Ufdg.
Condannato a 3 anni di reclusione anche il vice coordinatore del FNDC (Fronte nazionale per la difesa della costituzione) Oumar sylla per “comunicazione di false informazioni, minacce, in particolare di violenze o morte”.
Contesto di crisi permanente
Il presidente Alpha Condé, 81 anni, eletto nel 2010 e rieletto nel 2015 (in modo, ancora una volta, illegittimo) instaura deliberatamente un clima di crisi senza precedenti. Tutti i settori della vita sociale sono paralizzati.
Sul piano politico le istituzioni della Repubblica non funzionano e sono quasi inesistenti. Le attività politiche sono vietate e gli attori dell’opposizione sono arrestati e incarcerati senza alcun motivo valido e senza processo.
Economicamente, Alpha Condé non è mai stata in grado di migliorare veramente la situazione del Paese nonostante le sue eccezionali risorse minerarie e idrauliche: acqua, foreste, diamanti, bauxite (di cui è il primo Paese esportatore, e che viene utilizzata nella produzione di alluminio), oro, ferro, nichel. La maggior parte della popolazione vive in condizioni di estrema povertà e il PIL pro capite supera a malapena i 500 dollari USA. Ciò significa che la Guinea è classificata tra i paesi più poveri del mondo. Inoltre, negli ultimi anni, è stato uno dei primissimi “fornitori” di richiedenti asilo in Europa e minori non accompagnati. Dopo decenni di dittatura e di peregrinazioni politiche, è urgente placare le divisioni etniche e di parte.
Le popolazioni incontrano enormi difficoltà di spostamento a causa della mancanza di infrastrutture ovunque, dalle strade fatiscenti ai trasporti pubblici poco attrezzati. Lo stesso vale per le infrastrutture sanitarie e sociali quasi inesistenti in molti luoghi. Il sistema educativo in gran parte sottofinanziato non è mai stato considerato una priorità dal governo di Alpha Condé. I problemi sono tanti e vari: basso livello degli studenti, mancanza di formazione per gli insegnanti, infrastrutture scolastiche insufficienti e mancanza di insegnanti a livello nazionale, mancanza di materiale didattico il tutto esacerbato dalla costante divisione etnica tra peulh e malenke (rispettivamente il 40% e il 30% della popolazione) abilmente e costantemente orchestrata da Alpha Condè e i suoi collaboratori.
Le popolazioni locali si confrontano con l’insicurezza galoppante, l’inquinamento pericoloso e la mancanza di infrastrutture sanitarie.
Secondo Transparency International, la Guinea è percepita come uno dei paesi più corrotti al mondo.
È in questo contesto che il tenente colonnello Mamadi Doumbouya e le forze speciali hanno preso il potere il 5 settembre 2021 con un colpo di stato deponendo il presidente Alpha Condé. I golpisti giustificano il loro atto con la seguente affermazione, cito “La situazione socio-politica ed economica del Paese, la disfunzione delle istituzioni repubblicane, la strumentalizzazione della giustizia, il calpestio dei diritti dei cittadini, la mancanza di rispetto dei principi democratici, la politicizzazione l’eccessiva amministrazione pubblica, la cattiva gestione finanziaria, la
povertà e la corruzione endemica hanno portato l’esercito repubblicano […] ad assumersi le proprie responsabilità nei confronti del popolo sovrano della Guinea”. Il popolo della Guinea nel suo insieme ha sostenuto il golpe guidato dal colonnello Doumbouya, capo del gruppo delle forze speciali. In tutte le città le popolazioni sono uscite a manifestare il loro sostegno al tenente colonnello Mamadi Doumbouya e al CNRD (Comitato Nazionale di Indirizzo e lo sviluppo). Tre settimane dopo il colpo di stato, il CNRD ha presentato la Carta di Transizione, che è una sorta di atto fondamentale. Questa Carta assegna alle autorità di transizione una serie di missioni tra cui la stesura di una nuova Costituzione e l’organizzazione di elezioni “libere, democratiche e trasparenti”.
Tuttavia, va notato che dopo 6 mesi alla guida del Paese, il popolo della Guinea rimane ancora senza risposta di fronte alle domande relative alla durata della transizione, alla data delle prossime elezioni presidenziali, all’elenco dei membri del CNRD che non è stato ancora pubblicato e soprattutto all’apertura di un dialogo tra il CNRD e gli attori della scena politica, della società civile e delle forze vive della nazione. Per quanto riguarda le uccisioni, gli omicidi e gli altri abusi commessi dalle autorità durante le manifestazioni pacifiche contro il terzo mandato, non è stato ancora aperto un processo per individuare le responsabilità. In aggiunta è cominciato un incomprensibile “attacco” ai leader dell’opposizione Cellou Dalein Diallo e Sidya Touré (entrambi ex primi ministri) che sono stati espropriati delle loro abitazioni acquistate legittimamente molti anni fa, con il pretesto del recupero delle proprietà statali e demanio pubblico. Ancor più grave il fatto che tale decisione sia stata adottata con una semplice comunicazione e che il giudice del tribunale di Conakry al quale Cellou si è rivolto per dimostrare la validità dell’acquisto, si è dichiarato non competente, chiudendo di fatto ogni possibilità di chiarire la situazione e obbligando Cellou a reperire una nuova sistemazione e di fatto togliendogli un bene di cui era legittimamente proprietario (inimmaginabile in un paese democratico e in uno stato di diritto).
Ciò ha scioccato la maggior parte dei guineani considerate le parole che il colonnello Mamadi Doumbouya aveva pronunciato nel suo primo discorso: “La giustizia sarà la nostra bussola…”.
È del tutto evidente che il progetto di recupero demaniale è un pretesto per cercare di escludere Cellou Dalein Diallo, presidente del principale partito di opposizione che resta un potenziale candidato per accedere alla magistratura suprema del Paese durante le prossime che segneranno la fine della transizione e soprattutto è diventato il volto della speranza del paese. Al contrario, la priorità dovrebbe essere la creazione di un quadro di dialogo e consultazione per una transizione pacifica e inclusiva e soprattutto per chiarire definitivamente ai guineani le responsabilità di Alpha e del suo governo sulla folle gestione del paese.
Dopo oltre 60 anni di governo autoritario repressivo, gli uomini e le donne guineani oggi aspirano alla libertà e alla democrazia. Combattono per uno stato di diritto in cui le istituzioni operino separatamente con una magistratura indipendente e imparziale. È in questa prospettiva che il colonnello Mamadi Doumbouya e il CNRD devono capire che “niente sarà più come prima” e che il popolo della Guinea è pronto e deciso per una transizione pacifica e inclusiva con l’organizzazione di elezioni libere, trasparenti e democratiche.

È quindi essenziale che il CNRD fornisca risposte immediate alle richieste del popolo della Guinea:
– pubblicazione dell’elenco dei membri del CNRD,
– data di fine transizione,
– sequenza temporale di transizione,
– organizzazione di elezioni libere, trasparenti, inclusive e democratiche,
– apertura di indagini sugli omicidi e abusi del regime deposto di alpha Condé.

Diallo Boubacar
Mediatore interculturale