Una riflessione generale partendo dagli ultimi avvenimenti della Diciotti.

By 4 settembre 2018News

La cooperativa si interroga e si pone delle domande…

Aquarius, Diciotti. Non possiamo prevedere quale sarà il nome della prossima nave carica di migranti che, in un futuro non troppo lontano, terrà gli italiani col fiato sospeso e complicherà le giornate del ministro degli interni Salvini. Una situazione che continua a ripetersi e con violenza sbatte davanti ai nostri occhi una realtà in passato molto lontana, distante dalle nostre coscienze, e che oggi mobilita l’opinione pubblica, scomoda popolazione e governo, intavola discussioni di etica, politica, antropologia. Commenta gli eventi più recenti Fausto Conter, General e project manager della cooperativa Un sole per tutti.  

Non dobbiamo fare di tutta l’erba un fascio. Non possiamo pensare che chiunque arrivi sulle nostre coste sia solo per motivi economici. Vedi proprio il caso della Diciotti, dove la gran parte delle persone salvate in mare è di origine eritrea e di conseguenza, per le regole internazionali (vigenti anche in Italia), sono “meritevoli di protezione umanitaria rafforzata” perché in fuga da una lunga dittatura e da una lunga guerra. Molte sono le persone, come gli eritrei, che sono spinte a lasciare il proprio Paese per violazioni continue dei loro diritti. Che siano religiosi, tribali, politici o di orientamento sessuale non fa alcuna differenza: si rischia di essere imprigionati a vita o ancor peggio di essere uccisi. Dobbiamo poi sapere che in Africa sono ben 29 gli Stati dove 241 milizie guerrigliere e gruppi terroristi separatisti combattono quotidianamente. Particolarmente delicate sono le situazioni in Egitto (guerra contro militanti islamici), in Libia (guerra civile in corso), in Mali (scontri con gruppi ribelli), in Mozambico (scontri con ribelli), in Nigeria (guerra contro i militanti islamici),nella Repubblica Centrafricana (con gli scontri armati tra musulmani e cristiani), in Somalia (guerra contro i militanti islamici di al-Shabaab), in Sudan (guerra contro i gruppi ribelli nel Darfur) e nel Sud Sudan (scontri con gruppi ribelli). Insomma la situazione non è certo delle più tranquille. Dobbiamo cercare di capire che dietro a ogni volto c’è una storia differente e guardare a ognuno come una persona, non come un numero. Per questo mi sento di dire che come cooperativa, se i flussi dovessero continuare, siamo e saremo sempre pronti ad accogliere e a offrire il nostro aiuto.

Oggi la nostra Cooperativa è la più grande realtà operante nella Provincia di Brescia per quel che riguarda il settore dell’accoglienza migranti. UN SOLE PER TUTTI crede in una “buona accoglienza” che possa coprire a 360° le necessità dei beneficiari ospitati nelle sue strutture attraverso un accompagnamento continuo del richiedente asilo in ogni aspetto della sua quotidianità. Quello che offriamo, in breve, è questo:

-Supporto Psicologico: l’obiettivo è quello di arricchire l’esperienza dei richiedenti ospitati nelle nostre strutture attraverso l’erogazione di un servizio in grado di prendersi carico del disagio psicologico, spesso frutto di traumi precedenti all’arrivo in Italia o prodotto da shock culturali. Uno spazio di ascolto organizzato che si preoccupi anche d’indagare quali possano essere i punti critici durante l’iter burocratico del richiedente;

-Supporto Linguistico: l’equipe insegnanti della nostra Cooperativa è formata da un gruppo affiatato di professionisti che ogni giorno si occupa del processo di alfabetizzazione dei richiedenti asilo. Grazie alla lunga esperienza nel campo dell’insegnamento agli stranieri e al possesso di certificati D.ITAL.S., i nostri docenti accompagnano i richiedenti asilo all’acquisizione degli strumenti linguistici necessari ad un’adeguata integrazione culturale;

-Supporto Legale e Burocratico: la Cooperativa segue il richiedente durante l’intero iter legale previsto dalla legge, preoccupandosi della gestione degli appuntamenti con le istituzioni ed informando i propri ospiti delle eventuali scadenze burocratiche;

-Supporto Sanitario: seguendo le normative sanitarie regionali in materia di sanità pubblica, gli operatori di ogni location si preoccupano che tutti i richiedenti vengano sottoposti ai trattamenti sanitari previsti a norma di legge per i cittadini extracomunitari. In collaborazione con gli enti territoriali preposti e gli uffici di Igiene, la Cooperativa accompagna i richiedenti asilo durante tutto il processo di controllo medico e prevenzione necessario per la cura dell’individuo e della sanità pubblica;

-Supporto nell’orientamento e nell’inserimento lavorativo: oltre alla formazione linguistica, la Cooperativa si occupa di sviluppare progetti didattici formativi dedicati ai richiedenti asilo interessati ad acquisire gli strumenti necessari per un eventuale inserimento nel mondo del lavoro. Un apposito ufficio contatta le aziende per un progetto formativo che permetta alla singola persona di inserirsi nel mondo del lavoro (a oggi con il nostro progetto work 4 rights abbiamo inserito circa 60 richiedenti);

-Progettazione: si studiano attività da svolgere nelle varie strutture e si sviluppano progetti con i Paesi di origine dei richiedenti.

Il territorio bresciano come ha accolto le vostre iniziative? È favorevole a questo sistema di integrazione?

I Comuni che ospitano le nostre strutture hanno ormai imparato a conoscerci e sono nate delle belle collaborazioni. In quasi tutti stiamo svolgendo dei lavori socialmente utili e delle attività di volontariato, direttamente con il comune o con associazioni legate a esso. Ovviamente all’inizio non è per nulla facile anche perché la gente e le istituzioni, influenzati dall’opinione pubblica, vedono spesso i richiedenti come un problema e non come una preziosa risorsa.  Quando poi iniziano a conoscerli, ecco che spunta quella tipica solidarietà Bresciana che ci contraddistingue in tutto il mondo.

La Cooperativa ha attuato una campagna di sensibilizzazione in Gambia e Guinea, per informare i giovani sulle difficoltà che probabilmente incontrerebbero durante il viaggio verso l’Europa e in terra straniera.

Da Novembre dell’anno scorso la cooperativa è impegnata nelle scuole secondarie di questi Paesi in progetti di sensibilizzazione e d’informazione sui rischi del viaggio migratorio e sulla reale situazione dell’accoglienza in Italia. Tutto è nato da una semplice domanda posta ad alcuni richiedenti ospitati nelle nostre strutture: “Rifaresti il viaggio che ti ha portato in Italia?”. Nel 95% dei casi la risposta era “No”. Da questa domanda ha preso vita il documentario Lapa-Lapa e poi altri video che testimoniano le sofferenze del viaggio e la difficile realtà con la quale si scontrano coloro che riescono a raggiungere l’Italia. Chi parte, infatti, non ha mai la visione completa di quello che lo aspetta. Da chi pensa di arrivare in Europa e trovare lavoro e documenti, a chi ha un’informazione molto distorta del viaggio nel deserto e della traversata del Mediterraneo. A oggi abbiamo attivi tre progetti: in Guinea Conakry, con la collaborazione dell’associazione locale AGUIDIE e dell’Università Bocconi di Milano per la valutazione dell’impatto della campagna; in Gambia, con la collaborazione dell’associazione locale NYP-The Gambia (National Youth Parliament the Gambia). In Costa d’Avorio, per finire, a gennaio 2019 partirà un progetto molto simile insieme ad AVSI  e finanziato dalla comunità europea.